| Di
fronte alla ville Velluti-Tito |
Il posto è lo stesso, ma le statue che
accoglievano il visitatore che arrivava dalla Brenta non ci sono più. Prese
di mira da ladri e vandali sono state tolte anni fa.
Le ville, i profondi giardini, la campagna che ne motivava la
presenza, la brenta, la seriola, la “bassa”, tuttavia, ci sono
ancora.
Doveva e poteva essere la piccola Loira fra
Venezia e Padova, l’occasione per un turismo
meno frettoloso, in grado di cogliere, accanto alla visita alla
Città simbolo del Veneto, anche il suo prolungamento storico e culturale
verso Padova.
Un
turismo capace di unire a Venezia, magari da fruire a piccole dosi,
Padova, le Ville della
Riviera, i loro giardini, i
piccoli centri storici ancora esistenti; luoghi e paesaggi ripresi
dal Canaletto o descritti da Goldoni, che non mancano in Riviera.
Un turismo fatto non solo di visite
veloci, di foto e di burchiello,
ma anche di gastronomia nei numerosi ristoranti e di acquisti
in quella vetrina dell’artigianato che la Riviera poteva essere.
Tutto questo minaccia di non accadere.
Un mare
di cemento ed asfalto, un groviglio di grandi strade, un inquinamento
montante ed un traffico asfissiante minacciano la Riviera per sempre
Si chiamano ROMEA
COMMERCIALE AUTOSTRADALE, CAMIONABILE SULL’IDROVIA, VENETO CITY.
Ridurranno
la Riviera a semplice periferia di Padova e Venezia, funzionale a
supportare e risolvere i problemi delle due città, un tempo antagoniste
nel disputarsi il territorio ed il fiume che lo attraversa, ed ora unite
nel trasformarlo nello snodo della viabilità regionale e del nord-est.
Da luogo storico di residenza la Riviera del Brenta si trasformerà nel
giro di pochi anni nella periferia di Padova e Venezia con le medesime
caratteristiche delle peggiori zone circostanti la tangenziale di Mestre.
Servono davvero queste strade? Serve davvero costruire Veneto City con
tutta l'area industriale di Marghera da recuperare? Rispondono davvero ad
esigenze di interesse collettivo, di sviluppo e mobilità? Può la Riviera
del Brenta e la sua comunità sostenere queste opere senza esserne
offesa?
Domande che, in
particolare, i cittadini di San Bruson hanno tentato di porre alla
politica senza ricevere reale risposta o una informazione meno che
approssimativa.
Purtroppo,
proprio sulla scarsa informazione, contano invece i sostenitori di queste
opere, spesso per non dare tempo e modo alla cittadinanza, alla
collettività, di formarsi una ragione e di poterla manifestare. Per
questo motivo le istituzioni spesso se ne stanno zitte e dicono di non
sapere. Un silenzio colpevole ed inqualificabile, considerato che da organi
istituzionali promanano decisioni e relativi progetti e che proprio gli
organi istituzionali (comuni, province, regioni, aziende statali) devono
informare a trasparenza il proprio agire.
Evidentemente,
i principi, che per legge dovrebbero guidare l'attività amministrativa
sono destinati a rimanere solo sulla carta nel nostro paese.
E con i
principi se ne è pure andata anche la "politica", quella del
dialogo e del confronto con la cittadinanza.
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