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Di
fronte alla ville Velluti-Tito
Il posto è lo stesso, ma le statue che
accoglievano il visitatore che arrivava dalla Brenta non ci sono più. Prese
di mira da ladri e vandali sono state tolte anni fa.
Le ville, i profondi giardini, la campagna che ne motivava la
presenza, la brenta, la seriola, la “bassa”, tuttavia, ci sono
ancora.
Doveva e poteva essere la piccola Loira fra
Venezia e Padova, l’occasione per un turismo
meno frettoloso, in grado di cogliere, accanto alla visita alla
Città simbolo del Veneto, anche il suo prolungamento storico e culturale
verso Padova.
Un
turismo capace di unire Venezia, magari da fruire a piccole dosi, a Padova, alle Ville della
Riviera, ai loro giardini, ai
piccoli centri storici ancora esistenti; luoghi e paesaggi ripresi
dal Canaletto o descritti da Goldoni, che non mancano in Riviera.
Un turismo fatto non solo di visite
veloci e rimediate, di qualche foto
e di burchiello,
ma anche di gastronomia nei numerosi ristoranti e di acquisti
in quella vetrina dell’artigianato che la Riviera poteva essere.
Tutto questo, forse, non accadrà mai.
Un mare
di cemento ed asfalto, un groviglio di strade, un inquinamento
montante ed un traffico asfissiante minacciano infatti la Riviera e
rischiano di relegarla a mero territorio di attraversamento fra Padova e
Venezia.
Si chiamano ROMEA
COMMERCIALE AUTOSTRADALE, CAMIONABILE SULL’IDROVIA, VENETO CITY, CITTA'
DELLA MODA.
Ridurranno
la Riviera a semplice periferia di Padova e Venezia, funzionale a
supportare e risolvere i problemi delle due città, un tempo antagoniste
nel disputarsi il territorio ed il fiume che lo attraversa, ed ora unite
nel trasformarlo in uno snodo della viabilità regionale e del nord-est.
Ciò che
minaccia di accadere per la Riviera, non è che il simbolo di una duplice
crisi: quella economica e quella profonda di identità del paese.
Quella
economica perché si spostano gli investimenti dal profitto di
impresa alla rendita fondiaria che non produce reale ricchezza per il
paese.
Di identità
perchè si dimostra di non comprendere che è solo nel territorio e nella
sua storia che risiede la fortuna di questo paese. Un
paese con una "storia" millenaria, il cui segno è ancora
conservato e tangibile e parte integrante di ogni bene prodotto e
commercializzato con il marchio Italia. Un
contenuto unico ed inimitabile come testimonia la forte presenza
imprenditoriale cinese nel nostro paese, qui giunta unicamente per
sfruttare la forza del marchio Italia. Offendere
qui e per sempre, come in altre parti d'Italia, un bene unico come il
paesaggio, snobbare ed abbandonare a se stesse le emergenze storiche che
solo il nostro territorio può vantare, significa ledere le fondamenta
stesse dell'economia del paese ed il futuro dei suoi figli. Ed
è su questa strada, purtroppo, grazie ad una politica vergognosa ed
ignorante, che stiamo facendo passi da gigante.
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