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Sappiamo
invece rispondere alle preoccupazioni del Sindaco di Jesolo e
dell’Assessore Chisso, ora che la Tav larga, secondo il più
recente progetto di RFI, non sembra più doversi fermare a
Passerella piuttosto che a Stretti di Eraclea.
Tranquilli!
Non è certo la velocità che deciderà del futuro dell’industria
turistica regionale e nazionale quanto piuttosto la qualità del
nostro mare o il fascino delle nostre montagne, il mantenimento di
quel che resta del nostro paesaggio e della nostra storia, nonché
il livello e la qualità della nostra ospitalità.
E,
comunque, a scendere a Passarella non saranno certo i discotecari di
Jesolo o i campeggiatori del Cavallino.
Vogliamo
tranquillizzare pure il Presidente Zaia che avuto modo di sostenere
che il tracciato lungo la gronda lagunare è stato scelto anche per
evitare di compromettere le circa 2000 abitazioni che sarebbero
eventualmente interessate dal percorso alta velocità lungo la
tratta autostradale.
Invito
a dare una occhiata con google earth al tracciato autostradale
Ve-Trieste. Nel tratto Quarto d’Altino-Portogruaro gli immobili
esistenti entro 200 metri a monte dall’attuale asse autostradale
sono meno di 200 in gran parte concentrati a Cessalto, S. Stino di
Livenza e Portogruaro.
Con
quanto si spenderebbe per un solo
Km (63 milioni) si potrebbero “delocalizzare” al prezzo
medio di esproprio di 300 mila euro per unità, tutte le abitazioni
che insistono su questa tratta assicurando sufficiente
spazio per l’allargamento dell’autostrada Ve-Trieste, per
l’Alta velocità e per tutte le opere di mitigazione ambientale
necessarie (barriere e rimboschimento) a migliorare la qualità
della vita di chi già vive a ridosso dell’ infrastruttura oggi
esistente, a 200 metri di distanza.
Altrettanto
dicasi per il breve, ma fortemente antropizzato tracciato fra
stazione di Mestre ed incrocio con Via Martiri della Libertà,
necessario all’attraversamento di Mestre.
Accantonati
i dati non sempre oggettivamente forniti da Zaia,
il tracciato in parallelo a quello autostradale, oltre
all’evidente enorme risparmio, ed occasione per una edilizia di
qualità, presenta ulteriori vantaggi rispetto a quello “largo”.
Evidenti
dovrebbero risultare a
tutti le sinergie tra le opere da realizzare per
terza corsia e A.V. per l’attraversamento del territorio
che da tempo convive con l’infrastruttura esistente di cui ben si
conoscono le eventuali problematiche.
Il
tracciato largo, per una fermata da accelerato ed il pretesto di una
sua utilità turistica, presenta invece i tipici problemi che si
incontrano nell’intervenire su un di un territorio di bonifica che
richiama massima attenzione e misura negli interventi.
Attenzione
non sempre sufficiente se si pensa
a quanto successo in occasione per il Passante, laddove
territori che mai avevano conosciuto in passato allagamenti ora sono
costretti a misurarsi con questa realtà ad
ogni pioggia poco più che normale.
Insomma,
la si veda da ogni lato, la proposta di Chisso sembra essere
occasione ghiotta solo per le ditte che risulteranno aggiudicatarie
del possibile appalto, con 10 chilometri in più da fare rispetto al
necessario. E vi è da credere che, a partire dalla Mantovani di
Baita, saranno sempre le solite note.
Le
infrastrutture, se servono, vanno fatte. Ma in un ambiente
fortemente antropizzato come il Veneto vanno almeno sfruttati i
corridoi già esistenti.
Per
questo motivo occorre
il coraggio e l’onere di rileggere il contesto a questi
circostante ridisegnandolo (mutuando termini inseriti nel PTRC) e
senza doverne consumarne di ulteriore. Occasione quindi per
migliorare (non è un paradosso) la vita di chi è stato per anni
costretto, magari a
forza ed in nome del bene collettivo, a viverci accanto. |