La Romea che non fa male - Guarda l'ipotesi di raddoppio e trasformazione della Romea in superstrada
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TAV VENETA: UNA IMPORTANTE INFRASTRUTTURA IN MANO A BAMBINI 

In questo periodo è al centro del dibattito politico  la proposta del  tracciato “basso” dell’Alta Velocità Mestre-Trieste, che l’Assessore Regionale alle Infrastrutture Chisso, con il beneplacito del Presidente Zaia e l’immancabile entusiasmo del sindaco di Jesolo, vuol far passare per note località quali Caposile, Passerella, Stretti di Eraclea, allungando il tracciato sino a Portogruaro di circa 10Km rispetto all’ipotesi del tracciato parallelo all’autostrada verso Trieste.

Un tracciato che sta muovendo sindaci e popolazione per la difesa di un territorio che rischia di essere inutilmente attraversato da una infrastruttura che, così come proposta, costituisce un  emblematico esempio di errata progettazione e devastante gestione del territorio – nonché di cattivo utilizzo di importanti risorse pubbliche - da parte della regione Veneto.

 Un tracciato che prevede, fra Mestre e Aereoporto Marco Polo (proposta Rfi del 2008 applaudita da Chisso e Zoggia) persino un tunnel sotto la laguna per sotto passare, sino a 25 metri di profondità il parco di San Giuliano e sbucare giusto sotto la porta di  Frank Gehry al terminal aeroportuale Marco Polo, dove pure dovrebbe arrivare la sublagunare. parte di Mestre e parte di Campalto.

 Demenziale? Non solo.

Confrontiamo il tracciato presentato con l’altro possibile, che da Mestre segue un primo tratto della ferrovia Mestre-Trieste per poi seguire in parallelo il tracciato autostradale sino a Portogruaro.

Circa 72 Km comprensivi di tunnel, nel primo caso, contro i circa 58 nel secondo.

Facciamo ora due conti. Il costo medio per l’alta velocità registrato sulla tratta Torino-Milano è stato di circa 63 milioni di Euro al Km. 

Per i soli 14 Km. di differenza fra i due tracciati si spenderanno in più 882 milioni di Euro. Poi, c’è il tunnel. E qui, nessuno può pronunciarsi sul costo. Di sicuro, non saranno due euro.

Sarà un’opera faraonica, ma priva di senso.

Far giungere la Tav a Tessera è un inutile orpello per un territorio che conta, oltre a Venezia, aeroporti sia Verona che a Treviso. Chi e cosa dovrebbe collegare? Quali vantaggi offrirà a Venezia e al Veneto.

Domande cui non sappiamo rispondere. 

Sappiamo invece rispondere alle preoccupazioni del Sindaco di Jesolo e dell’Assessore Chisso, ora che la Tav larga, secondo il più recente progetto di RFI, non sembra più doversi fermare a Passerella piuttosto che a Stretti di Eraclea.

Tranquilli! Non è certo la velocità che deciderà del futuro dell’industria turistica regionale e nazionale quanto piuttosto la qualità del nostro mare o il fascino delle nostre montagne, il mantenimento di quel che resta del nostro paesaggio e della nostra storia, nonché il livello e la qualità della nostra ospitalità.

E, comunque, a scendere a Passarella non saranno certo i discotecari di Jesolo o i campeggiatori del Cavallino.

 Vogliamo tranquillizzare pure il Presidente Zaia che avuto modo di sostenere che il tracciato lungo la gronda lagunare è stato scelto anche per evitare di compromettere le circa 2000 abitazioni che sarebbero eventualmente interessate dal percorso alta velocità lungo la tratta autostradale.

 Invito a dare una occhiata con google earth al tracciato autostradale Ve-Trieste. Nel tratto Quarto d’Altino-Portogruaro gli immobili esistenti entro 200 metri a monte dall’attuale asse autostradale sono meno di 200 in gran parte concentrati a Cessalto, S. Stino di Livenza e Portogruaro.

Con quanto si spenderebbe per un solo  Km (63 milioni) si potrebbero “delocalizzare” al prezzo medio di esproprio di 300 mila euro per unità, tutte le abitazioni che insistono su questa tratta assicurando sufficiente  spazio per l’allargamento dell’autostrada Ve-Trieste, per l’Alta velocità e per tutte le opere di mitigazione ambientale necessarie (barriere e rimboschimento) a migliorare la qualità della vita di chi già vive a ridosso dell’ infrastruttura oggi esistente, a 200 metri di distanza.

Altrettanto dicasi per il breve, ma fortemente antropizzato tracciato fra stazione di Mestre ed incrocio con Via Martiri della Libertà, necessario all’attraversamento di Mestre.

Accantonati i dati non sempre oggettivamente forniti da Zaia,  il tracciato in parallelo a quello autostradale, oltre all’evidente enorme risparmio, ed occasione per una edilizia di qualità, presenta ulteriori vantaggi rispetto a quello “largo”.

Evidenti dovrebbero risultare  a tutti le sinergie tra le opere da realizzare per  terza corsia e A.V. per l’attraversamento del territorio che da tempo convive con l’infrastruttura esistente di cui ben si conoscono  le eventuali problematiche.

Il tracciato largo, per una fermata da accelerato ed il pretesto di una sua utilità turistica, presenta invece i tipici problemi che si incontrano nell’intervenire su un di un territorio di bonifica che richiama massima attenzione e misura negli interventi.

Attenzione non sempre sufficiente se si pensa  a quanto successo in occasione per il Passante, laddove territori che mai avevano conosciuto in passato allagamenti ora sono costretti a misurarsi con questa realtà ad  ogni pioggia poco più che normale.

Insomma, la si veda da ogni lato, la proposta di Chisso sembra essere occasione ghiotta solo per le ditte che risulteranno aggiudicatarie del possibile appalto, con 10 chilometri in più da fare rispetto al necessario. E vi è da credere che, a partire dalla Mantovani di Baita, saranno sempre le solite note.

Le infrastrutture, se servono, vanno fatte. Ma in un ambiente fortemente antropizzato come il Veneto vanno almeno sfruttati i corridoi già esistenti.

Per questo motivo  occorre il coraggio e l’onere di rileggere il contesto a questi circostante ridisegnandolo (mutuando termini inseriti nel PTRC) e senza doverne consumarne di ulteriore. Occasione quindi  per migliorare (non è un paradosso) la vita di chi è stato per anni costretto, magari  a forza ed in nome del bene collettivo, a viverci accanto.