La Romea che non fa male - Guarda l'ipotesi di raddoppio e trasformazione della Romea in superstrada
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2000 OGGI
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VENETO CITY (errore di ieri, problema di oggi, catastrofe di domani) 

Non si sa come sarà fatta o che cosa dovrà effettivamente contenere ma sarà comunque grande. 

Si parte dai 2 Milioni di metri cubi di capannoni che dovevano occupare un' area di circa 600.000 metri quadrati a ridosso di Roncoduro fra ferrovia e autostrada.

L'IDEA

Doveva essere la più grande operazione immobiliare di tutto il nord-est e forse d'Italia. Una gigantesca area commerciale che (fonte ascom) con i suoi 200.000 metri quadrati di superficie espositiva, 60.000 mq di spazi di vendita, 50.000 mq di alberghi etc..., che si dice, porterà nella zona di Arino di Dolo 70.000 macchine al giorno.

A volere l'opera un gruppo di imprenditori (Luigi Endrizzi, Bepi Stefanel, Fabio Biasuzzi, Giancalo Selci, Olindo Andrightti...)  che con straordinaria lungimiranza hanno "visto" nella zona di Arino ciò che nessun comune e alcun strumento urbanistico sovracomunale aveva previsto.  Lungimiranti, persino  nel prevedere a Roncoduro l'arrivo del Passante prima e quello oggi in discussione di Romea Commerciale e Camionabile.

Il progetto parte infatti nel 2002 con la costituzione della società ARINUM srl, che vede fra i suo componenti l'imprenditore Giuseppe Stefanel (vedi intervista), quando ancora si discuteva dove far partire il Passante di Mestre. Nel 2005 (1.2.2005) riceve un sostanziale assenso istituzionale con la firma, da parte di Regione Veneto, Provincia di Venezia, Comuni di Dolo, Pianiga, Mirano di un accordo di programma per l'attività di pianificazione coordinata ai sensi della L.R. n. 35/2002. 

L'accordo, sostanzialmente,  implica il superamento, previo assenso delle parti interessate, degli strumenti urbanistici esistenti e di ogni iter autorizzativo per la realizzazione dell'opera.

Il progetto che nelle intenzioni dovrebbe essere "firmato" da architetti di fama internazionale,  affidato alla direzione dell'ing. Luigi Endrizzi già autore dell'operazione IKEA alle porte di Padova e più volte annunciato, approda nel mese di novembre del 2007 al comune di Dolo con una versione men che embrionale. 

LA PRESENTAZIONE (Prima versione e storia)

Una elegante brochure, infarcita di studi sull'inquadramento territoriale e socio economico dell'opera (come negli esami di composizione ad architettura), piena di belle intenzioni e richiami di  buona prassi architettonica. Non una pianta, un prospetto, uno schizzo progettuale. Del resto impossible visto che sull'area, cubatura a parte, non si sa bene che cosa mettere.  Tuttavia, c'e nella brochure una mappa eloquente che mostrando l'area dei diversi comuni interessata dal progetto (Dolo, Mirano, Pianiga) e la tipologia delle diverse parcelle (1=area già edificata, 2=area da edificare già indivisuata da piani esistenti, 3=area attualmente agricola) sintetizza la natura dell'operazione.

C'è anche qualche dato, che qui riportiamo con il commento apparso su Gazzettino e Nuova Venezia di Vincenzo D'Agostino, storico rappresentante di consumatori della Riviera del Brenta nonché dominus e direttore della annuale rassegna nazionale di grafica Umorismo e Satira di Dolo. 

"Il documento della Veneto City - prosegue- è fumoso, pomposo, generico e ripetitivo. Con un ambito d'intervento prospettato di 2.617.000 metriquadri". Un'area che risulterebbe ancora più grande della nuova fiera di Milano, realizzata a Rho su una superficie di 2 milioni di metri quadri. "Per l'esattezza- specifica D'Agostino- si tratta di 429 mila metriquadri di aree edificabili ed agricole da trasformare, 1.188.000 di aree edificate, pari a 7.643.000 metricubi virtuali". Ciò andrebbe a rivisitare le norme urbanistiche, le tipologie ammesse e le destinazioni insediative di ben tre piani regolatori. "Il tutto- precisa l'ex consigliere- dovrebbe avvenire in tre fasi d'intervento. La prima per la trasformazione e l'edificazione di un territorio di 1.429.000 metriquadri, che è la sola che interessa davvero ai promotori di Veneto City , con una cubatura prevedibile di oltre 4.400.000 metricubi. Dolo sarebbe interessata per 969.000 metriquadri, Pianiga per 369.000 e Mirano per 91.000". La seconda e la terza si orienterebbero sulla riconversione e riqualificazione dell'edificato: "Che ricorda tanto l'attesa di Godot. Insomma- afferma D'Agostino- uno specchietto per le allodole perché ci vogliono almeno 15 anni e l'acquisto, la demolizione e la ricostruzione di capannoni già esistenti".  

La presentazione suscita dunque molte perplessità, grande preoccupazione come emerso, tra l'altro, nel corso di un successivo convegno organizzato da Italia Nostra sul tema. Ma tanto basta al comune di Dolo ed alla giunta di centrosinistra del Sindaco Gaspari per cominciare a discuterne e per concordare con Provincia e Regione l'avvio della conferenza di servizi sulla proposta presentata.

Una disponibilità non da poco, che oggi, come vedremo, qualche problema crea.

Nel frattempo si allargano le "vocazioni" dell'area, a favore della quale si è persino scomodata Padovafiere Spa prefigurando per Arino un destino da polo fieristico del Veneto e, persino dell'intero Nord Est. Una triste bugia, visto che anche l'economista di minor buon senso non è disposto a scommettere su un Vinitaly o un Vicenza Oro a Dolo piuttosto che a Verona o Vicenza e, nemmeno ad un trasferimento della fiera del radicchio di Treviso. Ma una bugia utile, per poter riempire Veneto City  e diversamente utilizzare, con molto profitto,  le migliaia di metri cubi al centro di padova ora occupati da un polo fieristico. Si parla anche di area vocata per Uffici per centralizzare le strutture amministrative di  Regione e di Provincia (già centralizzate o in fase di centralizzazzione in altri luoghi), come pure di importante polo per Universitario., 

Progetto e reale utilizzo che sia, quel che è certo è che Veneto City minacciava e minaccia di strangolare la viabilità della Riviera del Brenta e di comuni come Pianiga dove è già fortissima la protesta degli abitanti per i camion che percorrono le strade della centuriazione romana.

Dal cavalcaferrovia fra Dolo e Pianiga La  protesta lungo via porara

PTRC e PTCP 

Ciò nonostante il PTRC (piano territoriale regionale di coordinamento) adottato dalla Regione Veneto il 17 febbraio 2009 individua l'area interessata dall'intervento di Veneto City (tav. 5a n. 10 Roncoduro-Dolo-Pianiga-Mirano) come sede di "Piattaforma produttiva complessa regionale".

Medesima è l'impostazione seguita dal PTCP (piano territoriale di coordinamento regionale) della Provincia di Venezia adottato il 5/12/2008 e trasmesso alla regione in data 17/4/2009 che, fra i poli produttivi di rilievo sovracomunale individua quello interessato dall'area di Veneto City definendolo "Polo Porta ovest (Pianiga, Dolo, Mirano, Mira)" limitandone tuttavia il perimetro alle sole area commerciali e produttive già contemplate dai Prg dei comuni di  competenza.

Una limitazione che significa che, eventualmente, le sole aree realisticamente occupabili dal progetto Veneto City, sono quelle riferite ai progetti norma 4 e 5 del vigente PRG di Dolo (clicca per vedere).

Ed è infatti questa l'area a cui si riduce Veneto City nella più recente proposta presentata dal gruppo proponente guidato dall'Ing. Endrizzi alla Giunta e ai Capiguppo consiliari del  Comune di Dolo il 14 dicembre 2010.

Una versione, si dice, verde. Ridimensionata (ovviamente). Immutato, a parte lo spazio alberghiero, il tema dei contenuti, da cui dipende molto del futuro traffico che graviterà su e attorno all'area. Si parla persino di un museo. Quello, come per la città della moda, non può ovviamente mancare.

Ed è questo il tema che il comune di Dolo si appresta, secondo le dichiarazioni del nuovo sindaco leghista Maddalena Gottardo nelle prossime conferenze di servizi con Regione e Provincia.

L'area dei progetti norma 4 e 5
Alla fine, sembra proprio che i proponenti potranno cantare vittoria. Forse per questo nel sito della Edilbasso, già proprietaria di parte dei terreni interessati è sparito l'annuncio della vendita che vi appariva sino a poco tempo fa.

Quei terreni, già acquistati per farci sopra semplici capannoni per la logistica, attività produttive ed in parte a commerciale domani, con alberghi, direzionale ed aree espositive di pregio varranno davvero molto, ma molto di più.

Un regalo allo speculatore immobiliare, all'imprenditore che non produce ricchezza e lavoro, ma solo, proverbiale, consumo del territorio.

Un regalo fatto da amministrazioni che prima hanno ritagliato enormi spazi per insediamenti produttivi e poi si sono rese disponibili a discutere proposte palesemente irrealistiche, veri cavalli di troia per massimizzare il profitto dei proprietari delle aree. 

Un regalo purtroppo irrimediabile. Perchè pur  essendo vero che l'approvazione di un nuovo strumento urbanistico, stante l'assenza di un progetto accoglibile secondo il PRG vigente, potrebbe riclassificare quelle aree come agricole, non c'è probabilmente TAR che respingerebbe la richiesta di risarcimento di Endrizzi e soci.