| Consegnato da Luigi Endrizzi a maggioranza e minoranze il "documento preliminare per le consultazioni" |
| Veneto City, "mostro" grande come Dolo |
| Tra i "contenitori" anche un albergo con centro congressi, spazi per la ricerca e l’università |
| Dolo
E ora, dopo la consegna del "Documento preliminare per le consultazioni" ai rappresentanti di maggioranza e minoranza, cosa ne sarà di Veneto City ? Non è un quesito da poco, soprattutto se si tengono in considerazione le varie anime della maggioranza, che nel corso degli anni hanno espresso molte perplessità sul megaprogetto per il terziario avanzato. Da tenere presente che il nucleo centrale dell'ipotesi di lavoro presentata da Luigi Endrizzi punta sui piani norma 4 e 5, previsti dal piano regolatore del 1999 come aree per l'insediamento produttivo. Il "Piano Norma 4" appartiene alla cordata formata da Endrizzi, Stefanel e Biasuzzi e si estende su una superficie di 230400 metriquadri, di cui 159300 di superficie fondiaria. Il 5, invece, appartiene alla Edilbasso di Lo reggia, nel padovano, ed ha una superficie di 253000 metriquadri e fondiaria di 178500. Le due aree unite, come previsto dall'accordo tra le due cordate, consentono un insediamento di 1.821.000 metricubi, su di una superficie di 483.000 metriquadri, con un insediamento virtuale di 12.146 abitanti. Quasi un'altra Dolo. Ciò, se realizzato, costituirebbe la più grande operazione immobiliare mai pensata nell'intero panorama nazionale. Le aree prescelte sono destinate a complessi commerciali e direzionali per il terziario avanzato e diffuso, artigianato di produzione e industria, con una struttura a capannoni. Il vigente piano, però, prevede che il 15\% della superficie fondiaria deve essere riservato alle aziende produttive locali. Un vincolo non di poco conto e, se questo è il piano attuale, dovrà in parte essere modificato. Non bisogna dimenticare, però, che negli indirizzi del Pati (Piano di assetto territoriale intercomunale, ndr) con Fiesso, si legge che in linea con i contenuti del piano regionale e del piano di coordinamento provinciale, gli insediamenti direzionali e commerciali dovranno "essere sottoposti ad un'attenta verifica della sostenibilità nella programmazione urbanistica locale, nel quadro infrastrutturale locale. In parole povere: bisogna conoscere collegamenti e strade indispensabili per sostenere un incremento veicolare giornaliero di circa 60.000 vetture. Negli stessi indirizzi del Pati, si legge anche, che "l'obiettivo da perseguire è il contenimento dei processi di espansione territoriale, evitando ulteriori urbanizzazioni del territorio, ma prevedendo che le attività produttive in proprio e non sostenibili trovino una nuova collocazione". La filosofia alla base di Veneto City punta alla realizzazione di una serie di contenitori in cui dovrebbero confluire albergo con centro congressi, spazi per la ricerca e l'università, il polo fieristico, istituti di credito, showroom, spazi per la ristorazione, cinema multisala e spazi per il tempo libero e fitness. Per dirla con le parole di Bepi Stefanel: "Un sistema stellare all'interno del quale il pianeta principale sarà costituito dal centro servizi dedicato alla ricerca e all'innovazione, marketing e analisi dei nuovi mercati". Un polo strutturale con torri alte oltre 35 metri. Grande quattro volte il Vega e quasi due come densità. Nella sostanza, un'operazione da oltre un miliardo di euro, che ha la sola novità, rispetto al primo progetto, di lasciare da parte un'area agricola. Infatti, Veneto City avrebbe già potuto vedere la sua nascita nel 2005, ma a far sfumare il tutto ci pensò l'allora sindaco Claudio Bertolin, che non ritenne di portare avanti la variante necessaria all'inizio dei lavori in chiusura del suo mandato, ricevendo per questo un elogio da parte dell'allora consigliere d'opposizione, Vincenzo D'Agostino, che ha alzato per primo i veli sulla mastodontica dimensione del complesso. Un insediamento, che tra i bene informati, si dice che trovi un appoggio bipartisan, che già nel febbraio 2005 ha visto siglare un "Accordo di pianificazione coordinata" tra Regione Veneto , Provincia di Venezia, e comuni di Dolo, Mirano e Pianiga. Previa, però, una verifica dei sistemi infrastrutturali previsti e programmati, con l'indicazione di eventuali integrazioni, l'attinenza con gli indirizzi di sviluppo di Regione e Provincia; e la coerenza con il sistema produttivo locale. L'iter, quindi, appare ancora molto lungo e forse è da prevedere qualche sorpresa. Che su questo "avveniristico" complesso si stiano spendendo anima e corpo il sindaco Antonio Gaspari e gli assessori Adriano Spolaore e Gianni Lazzari è sicuro. Ma cosa faranno le anime della maggioranza come il verde Preciso, l'esponente di Rifondazione Crisafi ed i componenti della "Sinistra democratica" come Zoppellari e Zen? E Baldan? Ed il comitato Arino per il futuro? La maggioranza appare tranquilla, forse perché conta sull'appoggio di qualche esponente dell'opposizione? Su questo progetto, infatti, c'è da rilevare che, dopo le iniziali benedizioni, hanno espresso molte perplessità figure del calibro di De Piccoli, Mognato, Morandina, Zanonanto e lo stesso Massimo Cacciari, che non hanno fatto mistero di puntare più sulla riqualificazione delle aree dismesse di Marghera. Uno dei pochi punti fermi, però, riguarda il valore dei terreni, che in poco tempo sono passati da un valore di 6 milioni di euro ad oltre 36 milioni.Gianluigi Dal Corso |