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D'Agostino: «Veneto City è solo un mostro di cemento»
 
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"Altro che cittadella della finanza, del lavoro e del tempo libero. Altro che progetto "avveniristico". Altro che recupero dell'esistente e contenimento dell'espansione. Qui siamo di fronte ad un'aggressione senza precedenti. A una mostruosa colata di cemento. Ad una concezione distorta della pianificazione perché basata sulla relazione più edificazione più entrate": è questo il commento al mega insediamento per il terziario avanzato, da realizzarsi tra Dolo, Mirano e Pianiga, fatto da Vincenzo D'Agostino, ex consigliere dolese e forse uno dei più profondi conoscitori dell'opera. "Il documento della Veneto City - prosegue- è fumoso, pomposo, generico e ripetitivo. Con un ambito d'intervento prospettato di 2.617.000 metriquadri". Un'area che risulterebbe ancora più grande della nuova fiera di Milano, realizzata a Rho su una superficie di 2 milioni di metri quadri. "Per l'esattezza- specifica D'Agostino- si tratta di 429 mila metriquadri di aree edificabili ed agricole da trasformare, 1.188.000 di aree edificate, pari a 7.643.000 metricubi virtuali". Ciò andrebbe a rivisitare le norme urbanistiche, le tipologie ammesse e le destinazioni insediative di ben tre piani regolatori. "Il tutto- precisa l'ex consigliere- dovrebbe avvenire in tre fasi d'intervento. La prima per la trasformazione e l'edificazione di un territorio di 1.429.000 metriquadri, che è la sola che interessa davvero ai promotori di Veneto City , con una cubatura prevedibile di oltre 4.400.000 metricubi. Dolo sarebbe interessata per 969.000 metriquadri, Pianiga per 369.000 e Mirano per 91.000". La seconda e la terza si orienterebbero sulla riconversione e riqualificazione dell'edificato: "Che ricorda tanto l'attesa di Godot. Insomma- afferma D'Agostino- uno specchietto per le allodole perché ci vogliono almeno 15 anni e l'acquisto, la demolizione e la ricostruzione di capannoni già esistenti". Basti solo pensare che la precedente ipotesi prevedeva "soltanto" 563 mila metriquadri. Un intervento gigantesco che dovrebbe ospitare svariate attività, il tutto tra "polmoni verdi", "sviluppi in altezza" e "edifici a torre", con dei lavori realizzati dai più grandi architetti del mondo: "Ci vuole un bel coraggio- chiosa D'Agostino- a dire queste cose senza impegni e senza garanzie, dopo aver paralizzato Padova Est con l'Ikea e a parlare di cose innovative, quando si tratta di cose che sanno di stantio e pura speculazione". Attaccando: "All'ingegner Endrizzi, come lui stesso ha affermato, interessano i contenitori, a cosa metterci dentro poi ci devono pensare gli altri. In questo caso di eccezionale c'è solo l'enormità dell'area e i costi di aggressione del territorio". A preoccupare l'ex consigliere, infatti, è la mancanza di una qualsivoglia analisi transportistica, dove nel vecchio progetto, più ridotto, c'era e parlava di circa 60-70 mila veicoli al giorno . "Tutto- dice- si farà in futuro e in futuro saranno individuati gli interventi relativi. Per i proponenti basteranno le infrastrutture esistenti e progettate (Metropolitana di superficie, Raccordo Anulare di Padova, Passante, Nuova Romea e Camionabile, ndr), ma pensare che un insediamento di queste dimensioni, raggiungibile in massimo di 30 minuti, da un bacino di 1.500.000 persone possa reggersi su questa viabilità è inconcepibile. Pensare che il traffico associato sulle direttrici interne possa reggere senza congestionamento è insensato". Per questo secondo D'Agostino non è con queste ipotesi d'insediamenti che si mira allo sviluppo. Invece, bisognerebbe valorizzare l'esistente che per Dolo significa vocazione residenziale e turistica, magari prendendo in mano le proposte di Centro e Piazza del Grano come isole pedonali, viabilità a sud per l'accesso al bacino, l'eliminazione del ponte di via Zinelli, lo spostamento del cimitero, percorsi di collegamento e trasferimento del deposito Actv. "Non si può svendere il territorio di una comunità per trenta denari". Ma per 60 milioni di euro?

Gianluigi Dal Corso