| Il presidente Casarin lo ha ribadito nell'ultima intervista «La Fiera deve cambiare pelle: o trasloca o si trasforma Dobbiamo unirci con Venezia: lì il turismo, da noi i servizi» |
| Alzi la mano chi fra 15
anni vede ancora la fiera di Padova piazzata in via Tommaseo a fare le
stesse cose. In quella zona c'è il cuore del business del terziario
cittadino: la Cittadella della Stanga, gli istituti universitari, gli
alberghi. No, non ha senso. Se ne accorse per primo il presidente della
Provincia Casarin che nell'estate del 2006 fece un'intervista
"bomba" al Gazzettino dicendo più o meno questo: la fiera deve
traslocare. L'altro giorno ha chiarito dove: a "Veneto city"
ovvero nel fantascientifico quartiere pensato per le aziende che vogliono
presentare il marketing e l'innovazione, previsto tra Pianiga e Mirano.
Investimento di 1.5 miliardi di euro da parte dei privati (tra i quali
Bepi Stefanel e Luigi Endrizzi ).
Nell'ambito del progetto è previsto anche un quartiere fieristico di
370mila metri quadrati, quattro volte quello della fiera odierna.
Casarin ha inserito il suo pensiero in un ragionamento: «La fiera così non ha più senso, deve traslocare o diventare un centro congressi per obbedire alla vocazione di Padova che è quella di dare "servizi"». Il terziario con un centro congressi farebbe volare gli alberghi, e creerebbe un indotto turistico notevole. Ma la Fiera non è più pubblica, è privata. Ed è bene ricordarlo. Il gruppo francese "Gl Events" il maggiore organizzatore di fiere e convention in Europa, con 400 milioni di euro di fatturato, l'ha "comprata" nel febbraio 2006, pagandola anche cara: 25 milioni di euro subito, più un affitto dei locali di 1.5 milioni di euro all'anno per 30 anni. Soldi che servono ai soci pubblici, Comune, Provincia e Camera di Commercio che sono rimasti proprietari dei "muri" - mentre la gestione è tutta francese - per pagare i debiti di 38 milioni di euro per i nuovi capannoni. Casarin ha parlato della fiera come una specie di portaerei convegnistica lanciata sullo scenario regionale ma soprattutto veneziano. Il presidente della Provincia vede ormai i due capoluoghi come fusi in un "unicum". Venezia col suo richiamo, Padova con i "servizi". E a legarle, oltre ad un maxi anello stradale come il Gra anche un centro congressi. I francesi sembra abbiano accolto la sfida. M.G. |